questa è una bella lezione di apertura mentale // parliamo di [SHUM]

varsas gabor è una persona di budapest, che dal 2015 inizia a pubblicare una valanga di musica sperimentale a nome SHUM.
già in questa veste comunque riesce a mettere insieme combo belle croccanti, perfetto esempio l’etereissimo ma harshissimo “fé​ny, őrizd a lelkem!” che, amicə, è veramente uno degli esempi più personali di un linguaggio stretto che abbia mai ascoltato in vita mia, non sono un grande amante di quel tipo di dischi, ma quando hanno un effetto non si nega.

ma, anche questa volta, mi limiterò a parlarvi di tre dischi solamente, e scelgo di approfondire il periodo attuale, da quando gabor ha deciso di prendere la sua auspicabile ma comunque assolutamente non prevedibile svolta metal, ovviamente in maniera super pazza.

il primo disco di cui voglio parlare oggi è anche il primo che ho ascoltato, “PULZ​Á​LÓ DOBOK TISZT​Í​TJ​Á​K MEG AZ EGET” che ho visto comparire su rym e, in una pigra mattina a casa, me lo metto sù.
la prima cosa a colpirmi è la fuga continua da un’intenzione ad un’altra, che a dire così può sembrare fastidiosa, ma qui viene gestita talmente bene che anzi, diventa un continuo stimolante esercizio di attenzione ai cambi di suono, di strutture, mai esageratamente e inutilmente complesso, ma sempre interessante.
sicuramente black, sicuramente industrial sporcato al limite del crust, un per niente scontato uso della voce (molto spesso mi ha ricordato un sacco di stoner supersabbathiano))) insomma, su rym lo votano tutti, e direi che un bel pò di motivi ci sono_
https://varsas.bandcamp.com/album/pulz-l-dobok-tiszt-tj-k-meg-az-eget_

rallentiamo con i bpm, ma in nessun’altro modo, facciamo un passo indietro di un’anno e ci troviamo di fronte alla prima uscita effettivamente metla di SHUM, cioè TORNYOK, 8 fette di supersludge/casinomortale dove non abbiamo per niente a che fare con unə musicista meno maturə o con un’attitudine meno aperta a mescolare veramente il vino e l’acqua santa, SHUM ci porta da riff lentissimi ad assalti velocissimi per chitarre iperdistorte e batteria elettronica, a volte accompagnati, a volte a sostituirsi con muri di noise impazzito veramente forte, una sberla fenomenale con, oltretutto, momenti superepici e estremamente emotivi (e ci sarà spazio pure per della drum and bass o.O ), wow._
https://varsas.bandcamp.com/album/tornyok_

per ultimo, proprio perchè inaspettatamente il mio preferito, troviamo “nullagon”, che possiamo definire una follia djent/gabber/breakcore.
ora immagino la risata del lettore che, per sbaglio, mi conosca irl, perchè sà che non stiamo parlando del mio piatto preferito.
conto sulle dita scarse di una mano le cose che mi abbiano fatto mai volare del djent, non ho mai sopportato l’idea stessa della musica gabber (mi dispiace amicə festaiolə, senza astio) e della breakcore a parte gli inevitabili e bellissimi capisaldi à la venetian snares non sono mai andato oltre.
quindi alekos, come fà a piacerti così tanto questo disco?
perchè gabor disegna per noi un quadro molto più complesso, mai dal punto di vista tecnico, dove mi trova annoiato la buona parte della musica djent, e neanche nella pulizia del suono, ma anche questa volta, con i suoi colori e le sue regole, SHUM ci porta in viaggio con lui, ci lascia il tempo di perderci anche se siamo a casa sua, ma continua a cambiare stanze per darci modo di restare concentrati.
riff potentissimi e mai banali nelle loro geometrie, ma restando sempre godibili ed ascoltabili, suoni gonfi e ancorati alle radici più sporche e digitali dei demo che ci si passa tra amici, per poi lasciare spazio a scatti elettronici caotici ma sempre a servizio del groove fenomenale che questo disco non smette di avere dal primo all’ultimo minuto.
non posso dire nient’altro se non che non riesco a smettere di ascoltarlo, due tracce lunghe bellissime, la cui peculiarità, per come le ho vissute, è trovare il modo di emozionarmi maggiormente proprio nei momenti in cui il dualismo sonoro è proprio più strettamente gabber e djent, mi ha messo al muro e messo in condizione di impazzire per due cose che di norma non mi piacciono, wow varsas, grazie.
https://varsas.bandcamp.com/album/nullagon

piccolo extra fuori dai tre dischi

in questo periodo, ricascando in un paio di dischi dei kilimanjaro darkjazz ensemble, stavo cercando proprio del jazz un pò scuro da ascoltare, e amicə, anche questa volta SHUM viene in nostro aiuto e ci regala Égfigyelő Darkjazz Orchestra, un EP di 4 pezzi sporco di post rock e tensione, diverso dagli altri 3 dischi che vi ho raccontato, ma sempre estremamente riconoscibile e personale.
https://varsas.bandcamp.com/album/gfigyel-darkjazz-orchestra-ep

che dire amicherie,
abbiamo capito che ad alekos piace la musica che fà cambiare idea spesso e che non smette mai di aprire porte di stanze che danno su corridoi che danno su cantine che danno su terrazze sotterranee che danno su baretti di piazza, però qua ci si fanno proprio dei bei giri, SHUM è un progetto super valido, che si tratti di bordate di harsh noise wall o di metal estremo, perchè in entrambi i casi riuscirà a mettere insieme quel tot di elementi che non solo non ci aspettavamo insieme, ma magari normalmente non sappiamo neanche troppo digerire, ecco, lì gabor troverà il modo di instillare in noi la curiosità di voler sentire dove và a parare e, in qualche maniera, farci apprezzare sempre qualcosa di diverso in qualcosa che non capivamo, è una bella lezione di apertura mentale.