non avevo mai considerato seriamente il brasile // parliamo di caio lemos-bríi-kaatayra-vestígio
ciao amicә
il primo post in cui scrivo effettivamente di musica, come avevo anticipato su livellosegreto, parla di un musicista brasiliano che ho scoperto nell’ultimo anno.
(se vi aspettate un post superesaustivo su ogni sua singola uscita, con ogni singola band o moniker mi dispiace, per quel genere di info potete andare su rym e fare da solә, sempre recuperando il discorso del primo post credo sia giusto parlare di quello che si vuole nella forma che si vuole, anche per quest’ansia non ho voluto scrivere per anni, anche se volevo scrivere da anni.)
quindi tendenzialmente parlerò di tre dei suoi progetti (quelli che ho ascoltato meglio) e nello specifico di un disco per progetto (quello che sento essere più importante).
comunque, tornando alla musica:
caio lemos (credo sia questo il suo nome) è brasiliano, non ho idea di quanti anni abbia e di che background culturale e umano possa avere, ma santa benzina, ha un sacco di musica da esprimere.
tutti i progetti che ho ascoltato per ora viaggiano intorno al black metal, ma come ormai abbiamo capito molto spesso, è proprio chi ruota intorno a generi con dogmi così chiusi e ripetitivi che si trovano le vere perle di anormalità e avanguardia.
il mio primo contatto con la sua musica è avvenuto attraverso brii, uno dei miei migliori amici mi passa “ultimo ancestral comum”:
quattro tracce che non scendono mai sotto gli 8 minuti costituite da assalti black metal disperati quanto atmosferici inframezzati da… momenti house e techno leggerissimi e super super super caldi, il tutto condito da un missaggio a dir poco lo fi, a rendere per assurdo ancora più forte il tepore dei momenti elettronici e la freddezza delle esplosioni, dei blast beat e delle urla.
sono rimasto per mesi chiuso nella stanza che questo disco riesce a creare, senza quasi ascoltare nient’altro di suo, come quando è inverno, in casa si sta al caldo e non si vuole uscire neanche per fare la spesa.
https://brii.bandcamp.com/album/ltimo-ancestral-comum
quando poi sono riuscito a uscire dal viaggio fenomenale di “ultimo ancestral comum” è arrivata la volta di kaatayra, che credo sia il suo progetto principale, o comunque quello con più seguito.
nonostante sia sinceramente entusiasta di consigliarvi tutte le sue uscite anche sotto questo nome, mi tocca parlare dell’elefante nella stanza, che nella fattispecie si chiama “inpariquipê” ed è uno dei dischi più strani che abbia sentito in vita mia.
come dicevamo nell’introduzione, il black metal è un genere estremamente ripetitivo e dogmatico, e questo è, per la buona parte dei progetti che seguono questo stile, ma questa volta succede qualcosa di diverso.
“inpariquipê” è una foresta, ma non la foresta norvegese che vi aspettereste, è una foresta pluviale, è umida, calda, piena di insetti e di stimoli auditivi che non vi aspettereste mai, nonostante la semplicità della strumentazione usata, che sicuramente non comprende chitarre elettriche e distorsioni. un viaggio necessario, un modo per intendere la musica estrema che non credo qualcuno abbia mai calcolato in questo modo, geniale.
https://kaatayra.bandcamp.com/album/inpariquip
il terzo progetto di cui vado a parlarvi è forse il più “normale” per i canoni del genere, ma non per questo meno interessante.
vestigio è l’incarnazione più tradizionalmente black metal di caio lemos, ci presenta un disco(chiamato semplicemente “vestígios”) composto da tre pezzi, mai al di sotto dei 10 minuti, cantati da 3 ospiti diversi (uno per canzone) che ci portano a contatto con un lemos capace di scrivere dell’ottimo atmoblack, con introduzioni basati su campioni di archi e musica che immagino più contemporanea che classica (ma potrei sbagliarmi fortissimo) e che consiglio fortemente quanto le altre due uscite, non fatevi ingannare, non c’è meno creatività in questo posto che negli altri due.
https://vestigiobm.bandcamp.com/album/vest-gios
piccolo extra fuori dai tre dischi:
assolutamente l’ultima uscita di brii, il bellissimo “camaradagem póstuma”, un’altra virata ancora più forte verso l’elettronica (questa volta più drum and bass e le sfuriate techno diventano un pò più convinte), si sente nello stile anche un pò di più l’eco di “inpariquipê” e il suono migliora un poco ma senza diventare plasticoso, spettacolare.
https://brii.bandcamp.com/album/camaradagem-p-stuma
e quindi
questi sono i miei 50 citti nella macchinetta spicciola del commento musicale nei confronti di questo splendido individuo, che mi ha fatto decisamente ricredere rispetto a tante convinzioni che avevo sulla musica sud americana o sull’uso del proprio folklore in generale, o che alla fine non avevo mai considerato seriamente il brasile.