la ritrovata capacità di stare in mezzo a due pagine // tornare a leggere
ciao amicherie dell’internet, felicemente non scrivo da un pò, parte della grande rivoluzione che dobbiamo affrontare come esseri umani per tornare a essere decisamente un pò più umani passa proprio dal lasciar perdere la “continuità” e tornare a fare le cose che ci piacciono quando ci va di farle, e non una volta a settimana per stare dietro a non si sà quale algoritmo.
oggi non ho dischi di cui parlarvi (o meglio, non è il momento, in realtà questa notte non ho dormito ascoltando a ripetizione quello che probabilmente sarà il disco dell’anno per me, ma ne parliamo a gennaio!) piuttosto di libri, ma arriviamo per gradi.
la persona che vi scrive ha divorato, dai 5 ai 26 anni, qualsiasi pezzo di carta con sopra stampato qualcosa che gli si parasse davanti.
che fosse narrativa, saggistica, fumetti, liste della spesa abbandonate, non importa cosa fosse, ho sempre avuto il bisogno di assumere parole nella mia testa, e l’ho fatto con famelica assiduità per vent’anni della mia vita, fino a che silenziosamente un pezzo rettangolare di plastica e vetro e ferraglie varie non ha preso a calci la mia capacità di attenzione, era il 2013 e una persona che si è rivelata non essere proprio il migliore degli amici mi regalava, per il mio ventitreesimo compleanno, il mio primo smartphone.
un oggetto che piano piano ha cambiato in molteplici maniere la vita di tutt* noi, sopratutto prendendo la nostra capacità di assumere stimoli, gonfiandola nei modi e nei punti giusti per renderci tutti schiavi della risposta dopaminica e, non secondariamente, incapaci di mantenere l’attenzione su qualcosa per più dei 10, 30 o 60 secondi che tanto piacciono come forma ai vari amici di gugol tictoc feisbuc instagra eccetera.
e voi mi direte, alekos perchè ci stai rifacendo tutto il pippone sui telefoni cattivi? sulle tecnocrazie imperanti?per darvi una buona notizia, amic*:
sono tornato a leggere come prima.
dopo quasi due anni senza social networks
dopo quasi due anni di lettura costante di dove fosse la mia attenzione, quanto durasse, se fosse netta, a fuoco, o confusa, nebbiosa.
tutto quello che ho letto negli ultimi dieci anni è stato faticoso, difficile, anche se ho letto cose che ho amato le ho attraversate come se fosse stato attraversare una palude particolarmente densa a piedi e con gli stivali pieni di pietre
ho dovuto prendere appunti per mantenere ricordi anche solo dei personaggi, per non perdere il filo, perchè tra ogni sessione di lettura, a prescindere del tempo che poteva essere passato, era sparita buona parte dei miei ricordi a riguardo del libro.
e considerate che comunque, sopratutto negli ultimi 2 anni, ci ho provato moltissimo proprio perchè come dicevo prima, per me leggere è sempre stato qualcosa di magico e necessario, non riuscire a farlo mi faceva stare male.
mentre invece, un mesetto fà, dopo aver rinunciato all’ennesima lettura perchè non riuscivo a tenere il filo di quello che succedeva, sempre più saturo di questa mia mancanza di attenzione, obbligato da un lavoro di assistenza particolarmente lungo e noioso, decido di portare il libro elettronico (ereader come lo chiamate non lo sò lol) e aiutato dalla magica sorella noia (mai dimenticarla, mai smettere di ringraziarla, capirla e sentirla come una parte fondamentale delle nostre vite) quasi senza accorgermene, passo un’intero pomeriggio a leggere.
a ri leggere, per essere preciso, neurotribù di steve silberman, un’interessante inchiesta su come il mondo ha interagito con le persone neurodivergenti, un poco figlio della sua epoca, quindi un pò tendente alla narrazione “autistico = pikkologenio!!11” ma interessante nel suo discorso storico.
alzo la testa, mi rendo conto che è l’ora di spegnere tutto e andare via, e non solo non ho pensato al tempo che passava, ma sento una sensazione di essermi riempito, di aver mangiato, ma non dallo stomaco, bensì dal cervello, che non sentivo da tantissimo tempo.
e una strana voglia di continuare, di capire cosa succede nella prossima pagina, di voler restare in quel mondo che necessità di quel favoloso compilatore di immagini da testo che è il cervello umano.
dopo neurotribù viene il momento di dune II messia, sempre una seconda lettura, libro che ricordavo come il meno bello dei 3, che invece mi ha mandato in orbita, dopo aver letto la trilogia tre anni fà durante un periodo un pò troppo lungo in assistenza seduto dietro a un ledwall dove avevo lottato per leggere più di 2 pagine alla volta questa volta affrontavo interi capitoli, archi narrativi completi, e tornavo a casa felice e ancora scombussolato da questa vecchia e nuova sensazione, quest’amica della mia infanzia e adolescenza che tornava a farmi compagnia, e dopo dune inizio la trilogia di marsiglia di claude izzo, con total kheops, che anche se faccio veramente fatica con la quantità di sessismo e machismo mondiale è anche il primo libro in francese contemporaneo che leggo in vita mia, e quindi non solo riesco a leggere, ma riesco a leggere anche in altre lingue.
scrivo questo sputo di parole per esprimere la mia felicità, ma anche la mia preoccupazione.
amic*, ci sono voluti quasi due anni di distanza dal void infinito dello scrobbling per tornare ad avere genuinamente voglia di leggere, e chissà quante altre abilità richiederanno ancora tempo per tornare a essere in piena funzione, e chissà se tutte torneranno.
il terrore che provo ogni giorno quando, sui mezzi pubblici, vedo il resto dei coabitanti del bus sciogliersi dentro ai loro telefoni, è ogni giorno un pochino più pungente, e non solo per me, vedo benissimo come mi guardano le persone quando provo a parlare di questo problema, e nonostante io sia più che abituato a considerarmi un outcast, questa è una cosa che la maggioranza di chi abita il primo mondo in questo momento storico vive come un’assoluta necessità, che la scusa raccontatami sia utilitaristica, sociale, o anche solo di ormai completa accettazione dell’esistenza di un’altra sovrastruttura sociale che non abbiamo chiesto a nessuno, ma che ci è stata imposta.
e il terrore che provo per me stesso, per le mie capacità cognitive, per il mio rapporto con la noia, col tempo, con la socialità
e il terrore che provo, sopratutto, per chi invece si sente completamente al di fuori del problema, perchè è talmente tanto interiorizzato che ormai ci si sente completamente normali anche se non siamo più in grado di stare 20 minuti senza sbloccare lo schermo del dannato rettangolo.
ma il sollievo, amic*
il sollievo che mi ha fatto provare, in questo periodo, la ritrovata capacità di stare in mezzo a due pagine, con gli occhi puntati su un mondo che vedo, sento e percepisco completamente alla mia maniera, senza avere nessuna possibilità oggettiva di “condividere” questa mia esperienza con nessun’altr* che non fosse la verbalizzazione di, in ogni caso, mie cognizioni, mie percezioni.
tutto questo per dire che, in maniera assolutamente saltuaria come per i dischi e per linux, forse inizieremo a parlare anche di libri su queste pagine virtuali.
ciao amicherie, ci sentiamo quando ci sentiamo